Per fare un libro …| INTERVISTA A FRANCESCA LEONESCHI, Art Director per Rizzoli

Posted on aprile 14, 2011

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Come nasce la copertina di un libro?
Quanto lavoro c’è dietro il romanzo che hai appena acquistato?
Oggi, abbiamo l’onore di ospitare Francesca Leoneschi, Art Director per Rizzoli e fondatrice con Iacopo Bruno dello studio The World of DOT di Milano.
  
Il suo nome compare solo in quarta di copertina, eppure dal suo lavoro e da quello del suo team dipendono le scelte che facciamo in libreria. Scopriremo quindi, quanto è importante la grafica per il successo di un libro.
L’art director. Chi è, costui? Cosa fa e quali sono gli ambiti di competenza?
Prima di tutto penso che sia importante precisare che, insieme al mio studio, mi occupo principalmente di editoria che è un ambito molto specifico  della grafica.
Nel mio caso, il ruolo di Art Director consiste nel trasformare in immagine il contenuto del libro.
Tutto ha inizio con la raccolta del “Briefing” dall’editore, in altre parole tutte le informazioni riguardanti il libro quali genere letterario, protagonisti, luoghi, periodo storico, copertina straniera, importanza dell’autore, competitor, necessarie per la progettazione della copertina.  La fase successiva è molto delicata  e consiste nel trasferire queste mie sensazioni e idee ai miei collaboratori  facendo attenzione a non ostacolare la loro creatività e sensibilità. A questo punto il grafico progetta la sua copertina e mi sottopone delle proposte che discutiamo insieme sino ad arrivare a un risultato che soddisfi entrambi. Il passaggio successivo è l’approvazione da parte dell’editore e dell’autore. Per fare tutto ciò art e grafici devono avere competenze che spaziano dall’arte contemporanea a quella antca, alla fotografia, all’illustrazione, alla tipografia e saper possibilmente disegnare e scrivere (nel senso di calligrafia).

 
Un lavoro che vede necessità di un team per svolgere il lavoro. Quali sono le professionalità coinvolte? Di che cosa si occupano?  
                                                                                                                                                                        
Il nostro è uno studio molto affiatato, ci scambiamo opinioni e consigli su ogni progetto. È composto da giovani grafici eccezionali ciascuno con caratteristiche diverse. C’è chi ama il type chi l’illustrazione chi la fotografia, ma tutti siamo innamorati della grafica. Andrea Cavallini quando è entrato nel team non sapeva ancora di essere un illustratore (o meglio non se ne era accorto), ora lo è e anche molto bravo.Laura Dal Maso è la signora del type, ho conosciuto poche persone con una passione così grande per  la tipografia. Grazie anche alla sua passione abbiamo creato uno spazio, dove stampiamo con i caratteri mobili. Giovanna Ferraris è il più recente dei fortunati incontri. Una giovane grafica che si è specializzata a Londra, fantastica. Lascio per ultimo Iacopo Bruno mio compagno di avventura nella vita e nel lavoro, illustratore di fama internazionale ed Elisa Sabatinelli, la scrittrice dello studio. Con lei seguiamo l’editing di molti libri illustrati dei quali curiamo anche la grafica,e facciamo progetti editoriali che presto speriamo di vendere.

Fare l’Art Director vuol dire avere diverse competenze nella comunicazione e nel marketing. Come si inseriscono e convivono con la parte creativa?

Mm argomento delicato. Molto spesso comunicazione visiva e marketing viaggiano su canali differenti. Il mio ruolo è di riuscire a trovare il giusto collocamento alla copertina in libreria analizzando il mercato editoriale.

Autore e Art Director collaborano insieme? Si cerca sempre di accontentare le proposte di chi scrive o si cerca una via di mezzo?

Molte volte arrivare a soddisfare un autore è un’impresa ardua, chi scrive la storia stratifica immagini nella  propria mente e riuscire a riassumerle una unica immagine è una vera sfida.  Un privilegio per pochi…

Per la vendita di un prodotto l’immagine è indispensabile. Quanto crede sia importante la copertina di un libro? Deva far leva sul mercato o impersonare, descrivere il contenuto di un libro? Tantissimi lettori dicono che la copertina è la prima cosa che li colpisce. E’ davvero così? Cosa dicono i dati che ha a disposizione?

Credo che l’immagine sia importante, ma non determinante per la vendita di un libro. Un libro è una storia da raccontare e la  copertina ha questo ruolo, iniziare a raccontartelo.  Credo che un valore da ricercare sia la sincerità, una copertina non deve mai tradire il lettore. Ciò non significa che l’immagine debba essere sempre didascalica con il contenuto, a volte capita che la scelta iconografica segua strade distanti dal libro ma che riescono a coglierne profondamente il sentimento.
Non ci sono dati a disposizione, il passaparola è importante per un libro (l’amico che ti consiglia il libro è più credibile di chi ha interessi diretti).
L’autore è fondamentale per la vendita di un libro.
Detto questo ci sono copertine fortunate che hanno aiutato le vendite, ma niente di più.

Le faccio degli esempi, di alcuni libri che abbiamo recensito. In Italia non usciva un manuale di trucco da più di vent’anni. Rizzoli scopre la giovane e talentuosa Clio Zammatteo e le propone di fare un libro. Il formato, il materiale in cui è stampato ma soprattutto i colori pastello e l’aria vintage cono le caratteristiche di tutte e due i libri di Cliomakeup. Com’è nata l’idea? Come mai la scelta è ricaduta su un compatto facilmente distinguibile da tutti gli altri libri? L’operazione si è ripetuta con il libro Ma come ti vesti  mi sbaglio? Avete lanciato un trend che si ripeterà per le prossime uscite legate alla manualistica?

Clio Make-up è un caso particolare sia dal punto di vista editoriale che grafico. La Rizzoli ha avuto la capacità e il coraggio di investire su un “autore” noto soltanto sul web, più precisamente sul  suo canale youtube. Con l’ editor degli illustrati Rizzoli, Rossella Biancardi, abbiamo deciso da subito che il prodotto doveva essere diverso dalla manualistica sul mercato. Volevamo un oggetto comodo da trasportare (da borsetta) che si rivolgesse a un pubblico di età differente. Riguardo le scelte grafiche, amo molto recuperare stili grafici dal passato. Cornici, caratteri script, colori pastello…niente di nuovo. Se aprite una vecchia rivista femminile degli anni 50 vedrete quanta somiglianza. Questa ricerca la facciamo continuamente nel nostro studio. Compriamo vecchie scatole, etichette, insegne, insomma dei collezionisti di grafica.In Italia abbiamo un’importante tradizione e dobbiamo recuperarla prima che se ne impossessino completamente all’estero. Quando ho illustrato la mia idea a Rossella e Clio sono rimaste entusiaste, quando si dice lavoro di squadra…
Stessa cosa con Ma come ti vesti.? Riguardo alle uscite, meglio chiedere alla casa editrice.

Mi viene in mente il formato di un altro libro da noi recensito: La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio. Altro genere e altra copertina. Questa volta l’idea che mi sono fatta è quella di un quaderno di appunti. Mi sbaglio? Come nasce questo progetto?

Per Carofiglio la sfida è stata duplice. Non solo interpretare il contenuto, ma rappresentare al meglio un autore che vende miglioni di copie, una bella responsabilità.
Qui l’idea è stata di applicare una tecnica che adoro, ovvero soffiare con una cannuccia su una goccia di china per creare forme casuali, insomma ho manomesso la parola scritta da Carofiglio. In questo caso la grafica interpreta la manomissione secondo i propri mezzi.

Le ricette di casa Clerici è uno dei libri più venduti di quest’anno. Il libro è a metà tra un quaderno di appunti di cucina e un album fotografico. Un’impaginazione curatissima, così come azzeccate mi sembrano la scelta delle immagini, dei caratteri tipografici diversi che identificano il testo delle ricette e le parti in cui è la stessa autrice che descrive i piatti della sua infanzia. Qual è l’dea dietro a questo libro? Qual’era il messaggio che doveva passare?

Che lavorone! Dovevamo trasmettere un messaggio: ” Chi compra il libro porta con se il libro di ricette che Antonella ha in casa sua, le ricette dei suoi amici, di sua madre, dei cuochi incontrati nelle sue trasmissioni”.
La ricetta è stata semplice, grandissima cura dei particolari.

Un altro libro, sempre recensito sulla nostra panchina, è Meglio Dirselo di Daria Colombo. Torna un’atmosfera del passato, l’immagine di una donna anni 60’, potrebbe essere quella della nostra mamma o della nonna che per caso abbiamo ritrovato in un cassetto. Anche qui vogliamo che lei ci sveli i retroscena e come per gli altri deve dirci se è stato più o meno difficile lavorare con questa scrittrice.

Disegnare la copertina per il libro di Daria Colombo è stato un piacere, da subito si è fidata del nostro lavoro e ci ha fatto lavorare in completa autonomia e grande serenità. In questo caso un’immagine di una fotografa con la quale collaboriamo spessissimo, Elisabetta Claudio, era perfetta per il libro. è stato semplice abbinare un bel libro a una bella foto.

Vorrei che adesso lei ci parlasse della sua esperienza con Rizzoli. Come e quando nasce la vostra collaborazione?

La mia collaborazione nasce quando decido di lasciare la Mondadori dopo 10 anni  di lavoro ai servizi grafici editoriali e decido aprire the World of Dot con Iacopo Bruno. Parallelamente inizio una collaborazione con la Rizzoli  e Mucca Design. Attualmente Rizzoli è uno dei nostri clienti più importanti, ma lavoriamo per numerose altre case editrici in Italia e all’estero.

Quali sono i lavori, le copertine di cui va più fiera e perché?

Vado fiera di tutti i lavori che aprono nuove strade e prospettive al mio lavoro. Una delle copertine alle quali sono più legata è Non ti muovere di Margharet Mazzantini (Mondadori),  molti la ricordano ancora oggi , dopo otto anni, come la copertina verde con la ragazzina con il vestito rosa, è stato uno dei miei  primi successi grafici. 

Quale progetto invece vorrebbe realizzare e con quale autore vorrebbe collaborare? Qual è la copertina che le ha fatto dire “ Che invida! L’avrei voluta realizzare io!”

Vorrei disegnare una collana di giovani autori emergenti, l’anno scorso è stato bellissimo collaborare con Silvia Avallone (Acciaio, Rizzoli) autrice giovanissima al suo primo libro. Abbiamo condiviso le emozioni e siamo diventate amiche.
Riguardo copertine che avrei voluto fare, potrei fare un elenco di centinaia. Citerei tutte quelle di Chip kidd, un maestro.

Vogliamo conoscere i suoi gusti letterari; scoprire il suo genere, autore preferito. Il retaggio del suo lavoro la influenza nella scelta?

Adoro i libri Neri Pozza, sono viaggi. In particolare amo i romanzi di Tracy Chevalier. Non ho un genere letterario preferito, diciamo che non amo molto la fantascienza.
Riguardo le copertine…come lettrice non mi condizionano, ma se è piacevole sto meglio. 

Come si diventa Art Director? Sappiamo che è un mestiere che si impara sul campo.  E’ un lavoro, inoltre, che non offre agli inizi grandi certezze. Che cosa si sente di consigliare ad un ragazzo che vuole intraprendere questa carriera?

Io sono e sarò sempre un grafico. L’art director è la conseguenza di un lungo e duro lavoro e di scelte che nell’arco degli anni ho intrapreso grazie anche alla mia tenacia. Diventare grafici è un percorso che prevede abnegazione e sacrifici, compresi quelli economici. Come in ogni altra disciplina l’impegno, la passione e la pazienza aumentano la possibilità di successo.

Come si sente a ricoprire un ruolo così importante per una delle case editrici più famose in Italia?

Il fatto che lei in questo momento mi stia facendo questa intervista mi rende tangibile l’importanza di questo ruolo, e le assicuro ne sento fortemente la responsabilità.

Può darci qualche anticipazione? A che cosa sta lavorando?

Mmm tantissime cose interessanti!  Sto seguendo i Classici del Pensiero con il Corriere della Sera, la nuova Collana Montanelli (sempre Corriere della Sera).
Un nuovo importante libro per Rizzoli..ma non posso darvi anticipazioni. Oltre naturalmente tutta la narrativa italiana e straniera Rizzoli, alcuni libri illustrati bellissimi, insomma veramente tanti progetti.

Se ci siamo dimenticati di chiederle qualcosa, questo è il suo momento! Se vuole aggiungere qualcosa può farlo o magari può indicarci dove possiamo trovarla sul web! A lei la parola:

Direi che non vi siete dimenticati nulla! Vorrei ringraziarvi, sono onorata di questa intervista.  Divertitevi ad andare in libreria, girare tra i  libri e leggere nella didascalia l’autore del progetto grafico. 
Potete seguire i miei progetti su http://www.theworldofdot.com 
Grazie ancora!
Francesca

Ringrazio Francesca Leoneschi per la sua disponibilità, è stato davvero un onore.

Intervista a cura di Claretta

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